Il fatturato? Si fa in un decimo di secondo

o lo si perde nello stesso tempo

Ecco perché aumentare la velocità di caricamento del proprio sito Internet anche di solo 1/10 fa la differenza fino al 10% nelle vendite on-line. Le ricerche e gli esperti di business intelligence non hanno dubbi: l’UX sugli smartphone vale più del prodotto stesso e del brand.
Avete un sito internet e lo usate, o avete in programma di usarlo, come piattaforma e-commerce per i vostri prodotti? Siete arrivati nel posto giusto e l’articolo che state per leggere potrà avere su di voi o un effetto depressivo o tranquillizzante. Dipende solo da voi e da quanto avete badato alle prestazioni del vostro sito Internet, soprattutto della versione mobile, che è quella cruciale e la più determinante per le strategie di crescita di un brand.

OTTIMIZZARE UN BATTITO DI CIGLIA

Ma prima di andare avanti, facciamo insieme un esercizio: sbattete normalmente le palpebre. Una sola volta basta. Quanto ci avete impiegato? Non più di un decimo di secondo. Rifatelo. Ancora un decimo di secondo, non di più. Tenetevi questo gesto e soprattutto quella velocità a mente. In quel decimo di secondo, infatti, potreste aver guadagnato clienti e fatturato o averli persi e magari inconsapevolmente avviati verso un vostro competitor. Ma non sarà stato tempo buttato, in ogni caso. A patto che a quel tempo siete disposti a dare valore e attenzione da ora in poi. Il che significa dare valore alla prestazione del vostro sito internet.

QUANTO VALORE IN QUEL DECIMO DI SECONDO

Soprattutto nella versione mobile, ogni minimo miglioramento della velocità di caricamento del sito può avere effetti notevolmente positivi sui KPI di business. Ogni decimo in più, al contrario, determinerà un peggioramento e una perdita di clienti. I numeri, che sono la base di ogni strategia di crescita, parlano chiaro, del resto. Una recente ricerca effettuata da Deloitte in Usa e Europa su 37 siti dei settori lusso, viaggio, retail e servizi ha mostrato che un semplice decimo di secondo ha effetti su ogni singolo passo della customer journey e in ultima analisi sul tasso di conversione, fino all’8,4% in più in media e del 10% nel settore viaggi. Non solo. Si ha un incremento medio del 9,2% del valore degli acquisti e fino all’8% in più delle pagine viste.

“Stavo acquistando un volo di medio raggio sul sito di una compagnia aerea. Avevo già smarcato tutte le opzioni. Non mi restava che pagare, ma il sito non caricava il passaggio successivo. Ho lasciato perdere la pagina della compagnia e sono andato su quello di una piattaforma di viaggi, dove ho sbrigato tutto velocemente e con una compagnia di volo diversa.”

 

 

 

Anthony Peacock, imprenditore e giornalista, Londra, settembre 2020

IL CONSUMATORE VA A CACCIA ON-LINE

Un nuovo scenario competitivo che l’emergenza Covid ha reso ancora più concreto e pressanto. Da numerose indagini svolte a livello internazionale risulta che i consumatori si siano spostati ancora di più sui canali di vendita on-line, soprattutto per alcune tipologie di beni e servizi, in particolare abbigliamento, apparecchiature elettroniche e libri. In particolare, una ricerca dell’agosto 2020 (ancora una volta a firma di Deloitte) evidenzia come il 42% dei consumatori faccia “lo struscio” on line, cioè navighi con l’intenzione di scovare occasioni che è pronto a cogliere. Il che significa due cose per un brand: essere al posto giusto al momento giusto – ovvero saper cogliere i micromoments – e saper trattenere l’attenzione del potenziale cliente, che in una manciata di millisecondi può essere definitivamente persa.

È il momento di chiedere se vi sentite depressi o tranquillizzati. Se rientrate nel primo gruppo significa che quanto meno sospettate di avere un sito lento. E in tal caso anche un battito di ciglia sarebbe una ulteriore perdita di tempo e danaro.

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La velocità in affari è sempre stato un mantra e le storie degli imprenditori di successo sono piene di intuizioni avute velocemente ed eseguite altrettanto velocemente. Bene, mai come oggi la velocità è il driver degli affari, e per un aspetto che fino a qualche anno fa si tendeva a sottovalutare: i tempi di caricamento del sito web aziendale. Se fino al 2010 avere un sito lento era la norma e faceva danni relativi, se non alla pazienza del visitatore e alla user experience, oggi è il male peggiore da evitare, soprattutto per un’azienda che punta sull’e–commerce (che non significa esclusivamente gestire un e-store).

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