Angular, il crm di google che google non premia

Il toolkit permette uno sviluppo e una gestione dinamica e flessibile di siti web molto complessi, ma essendo in Java Script risulta non leggibile dal motore di ricerca. 

La soluzione? Uno smart layer che “traduce” tutto in HTML, lasciando inalterato l’ecosistema tecnologico del sito.

Avete un sito fantastico, pieno di contenuti ben strutturati e ricco di funzionalità per l’e-commerce che molti concorrenti vi invidiano, ma siete sconosciuti o quasi a Google? Provate a chiedere al vostro sviluppatore. La chiave del mistero ce l’hai lui e molto probabilmente la risposta sarà: Angular. Parliamoci chiaro, niente contro il Language Framework promosso da Google e realizzato da molti tra i migliori sviluppatori al mondo: Angular è un linguaggio formidabile per costruire siti complessi e particolarmente customizzati, con ottime grafiche e una grande varietà di widget. Non mancano alcuni problemi, che gli utilizzatori segnalano qui e lì nei loro blog, ma che alla fine si tratta di difficoltà superabili e il prodotto finale è spesso un web-site mirabile. Poiché Angular ha tutto ciò che si può desiderare per realizzare un sito internet complesso, strutturato e con una buona UX, eccetto l’essenziale ai fini di Google: la leggibilità da parte del motore di ricerca, al quale appaiono solo delle righe in Java Script.

Il risultato è che quel sito sarà praticamente come inesistente, almeno per il search engine, e impossibile da indicizzare. In questo caso le strade da intraprendere sono due: eseguire un intervento radicale, che significa se non rifare il sito da capo, quanto meno attuare procedure molto complesse per rendere i settaggi funzionali; oppure usare uno smart layer come iSmartFrame che, senza operazioni costose e invasive, renda i contenuti del vostro web-site discriminabili da Google.

Come funziona Angularr: pregi e difetti

Ma facciamo un passo alla volta e vediamo che cosa è Angular, perché non è visibile proprio a Google, che ne ha supportato lo sviluppo, e cos’è, ma soprattutto può fare, uno smart layer. 

Da quando è apparso sul mercato qualche anno fa, Angular ha avuto un crescente successo tra gli sviluppatori di tutto il mondo e si è imposto come uno dei framework in Java Script più utilizzato. Un sondaggio di StackOverFlow nella propria comunità di sviluppatori ha evidenziato come il linguaggio di gran lunga preferito negli ultimi sette anni sia proprio JavaScript, sia per il backend sia per il frontend, tanto per applicazioni desktop quanto per quelle mobile, senza trascurare il versante server. Il motivo della preferenza per Java Script, e di conseguenza per Angular, risiede nella possibilità di gestire con maggiore flessibilità e dinamicità la sempre crescente complessità delle funzionalità e delle applicazioni dei siti internet. In particolare, Angular si propone come un toolkit per l’ottimizzazione del linguaggio HTML con l’eliminazione, spesso, di molti passaggi e la sostanziale standardizzazione di altri.

Il diavolo si annida nei particolari

E il “baco”, ai fini della lettura da parte del motore di ricerca risiede proprio in questo: il sito apparirà come una sequenza di righe in JavaScript, letteralmente inintelligibili per Google. Il motore di ricerca è infatti semantico e non discrimina i contenuti in Java Script. Non solo: Google non avvisa del problema il web site owner, ovvero non segnala che ai fini dell’indicizzazione il sito è scritto “male”, e non infligge neanche la massima penalizzazione, ovvero la non-indicizzazione (che sarebbe già un segnale evidente). Semplicemente lo manda in basso nel ranking, rendendolo di fatto poco visibile o scarsamente rintracciabile per gli utenti che effettuano una ricerca coerente con i contenuti del sito stesso.

Uno smart layer in soccorso

utto sbagliato, tutto da rifare? In teoria sì, ma una soluzione rapida e di semplice applicazione c’è: l’installazione di uno smart-layer che lasciando inalterata l’architettura e le funzionalità base del sito rimetta le cose in ordine ai fini della lettura dei contenuti semanticamente rilevanti da parte di Google e quindi ai fini dell’indicizzazione. È quel che fa iSmart Frame di Aritmetika che, senza andare ad incidere nella configurazione del sito – operazione che rischierebbe di comprometterne il delicato ecosistema – trasforma in HTML e renderizza il JavaScript, mantenendo inalterati i Java di animazione. In altri termini, non cambiando nulla nel framework, si limita a renderlo leggibile a Google. Non solo: iSmartFrame migliora nettamente la user experience del sito, fondamentale per la conversion, aumentando un altro dei parametri cari a Google ai fini dell’indicizzazione, ovvero la velocità di caricamento. Un doppio effetto positivo, che è del tutto indipendente dalla complessità originaria del web site considerato e anzi ne aumenta la funzionalità e l’efficacia.

Quando l’unione fa la forza

Così, chi continua a preferire e a trovare più rispondente alle proprie esigenze Angular – ed è il caso delle aziende più grandi e strutturate e degli e-commerce più complessi e bisognosi di molte funzionalità – potrà tranquillamente utilizzare l’ambiente di sviluppo supportato da Google. Per emendarne l’invisibilità al principale motore di ricerca, basterà aggiungere uno strumento di immediata e facile applicazione come iSmartFrame, che si applica efficacemente come un layer fra l’utente e il CMS originario, senza toccare quest’ultimo. Tale unione di strumenti e soluzioni consentirà di avere un sito di prima qualità per ricchezza di funzionalità e accuratezza dei contenuti, che sarà premiato, proprio per questo, anche da Google.

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